Come fare del cattivo giornalismo

Ieri e' comparso sul sito online de La Repubblica un articolo (su SRT) che travisa completamente i fatti da cui parte (e dimostra di non avere letto con competenza i documenti da cui parte).

Questa e' la mia risposta (una tra le tante inviate dal personale INAF) inviata al direttore della edizione online (V.Zucconi), al suo delegato (G.Smorto), alla redazione de La Repubblica, ed in copia a quella di Le Scienze (pubblicato dallo stesso gruppo editoriale)



Al direttore di repubblica.it
Al suo delegato e a chi di competenza
CC: al direttore e redazione di Le Scienze
                                                                              
Egregio dottor Zucconi,
sono ormai alcune ore che la mailing list di discussioni interna dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e' in subbuglio a causa dell'articolo comparso stamane sull'edizione online di La Repubblica (URL sopra riportato).

L'articolo in questione parte da alcuni dati oggettivi, ma li cita con un tenore del tutto offensivo e tale da stravolgere i fatti. Un tenore che mi pare piu' degno delle campagne brunettiane di Libero o Il Giornale, ma del tutto incongruo alla linea editoriale de La Repubblica. Infatti nelle scorse settimane le stesse dichiarazioni rilasciate dal presidente dell'INAF, Tommaso Maccacaro, sono state riportate p.es. dal giornalista SCIENTIFICO G.Caprara sul Corriere della Sera in modo assai piu' neutro, costruttivo e rispondente alla realta'.

Un tenore che poi mi pare ancora piu' incongruo in un giornale pubblicato dallo stesso gruppo editoriale che pubblica una rivista come Le Scienze, che ha sempre denunciato le storture e gli ostacoli che in Italia si oppongono alla ricerca scientifica ... nel modo stesso in cui un ricercatore avrebbe potuto farlo. Incidentalmente il numero di ottobre di Le Scienze riportava fra l'altro un paio di articoli di Piero Benvenuti (past president dell'INAF) e di Nanni Bignami (past president dell'Agenzia Spaziale Italiana e collega astrofisico) che riportano gli highlight e i past achievements della ricerca astrofisica italiana, e la cui lettura consiglierei caldamente al giornalista Carmelo Lo Papa.

Entrando nel merito di alcuni punti dove l'articolo assume un tenore denigratorio :

*) primo punto

Si definisce l'INAF "una sigla che la gran parte degli italiani non conosce nemmeno (Inaf) e che e' stato creato appena nove anni fa".

Riservandomi di commentare in seguito su cio' che gli italiani non conoscono (ma che potrebbero trovare negli articoli di Benvenuti e Bignami), di certo il fatto di esistere come ente da pochi anni non puo' essere una colpa, tanto piu' che accorpa (secondo me per un doveroso coordinamento) osservatori storici come Padova (la cattedra di Galileo Galilei dove si e' appena chiuso l'Anno Internazionale dell'Astronomia), Bologna o Brera a Milano, oppure nelle bande di lunghezza d'onda non ottiche e dunque per loro natura piu' nuove l'Istituto di Radioastronomia di Bologna (gia' del CNR) o gli altri istituti ex CNR come il mio (fondato dal prof. Giuseppe Occhialini, tra i fondatori della Agenzia Spaziale Europea, a cui e' stato intitolato il primo satellite scientifico italiano, BeppoSAX) attivi dagli anni '60 nella astrofisica delle alte energie (cfr. ottimo articolo citato di Bignami).

Quello che si sarebbe dovuto invece dire e' che l'INAF e' stato costituito dalla c.d. "riforma Moratti" (DL 138/2003) prevedendo che la riforma avvenisse "a costo zero". Quando apparirebbe ovvio a chiunque che:

- certi risparmi si possono ottenere solo in una seconda fase a fronte di un esborso iniziale (p.es. a Milano, Torino, Bologna, Roma e Palermo esistono piu' di una struttura INAF, ex-osservatori e ex-CNR, che beneficerebbero sicuramente dall'avere una sede unica onde condividere infrastrutture e amministrazione ... ma il costo della edilizia non lo consente !)

- le norme stesse della riforma richiedevano delle spese. P.es. si e' dovuto "equiparare" (per legge) quattro tipi diversi di trattamento del personale (i ricercatori ex CNR dal "comparto ricerca", gli astronomi ex osservatorii con stato giuridico universitario, il personale tecnico-amministrativo ex CNR dal "comparto ricerca", e il personale tecnico-amministrativo ex osservatori dal "comparto universita'"

Ah, se volete ridere a proposito di "costo zero" e "risparmi", la prossima e imminente riforma degli enti di ricerca ("riforma Gelmini") prevede di risparmiare sugli organi quali Consiglio di Amministrazione (CdA) e Consiglio Scientifico (CS). Ora siccome il CdA per imperscrutabili motivi deve essere composto da esterni all'ente, il risparmio sarebbe sui gettoni di presenza riducendo il numero dei membri (mentre si potrebbe risparmiare assai di piu' prevedendo scienziati interni all'ente a cui pagare solo le spese di missione) ... e per l'INAF la legge prevede di avere 4 membri come adesso .... quindi l'unico risparmio si avrebbe riducendo i membri del CS da 12 a 7 ... con un risparmio quantificato dalla legge stesse nella "astronomica" (sic!) cifra di 3000 (dicesi tremila) euro l'anno !

*) secondo punto

"Il 90 per cento di quel budget da 89 milioni di euro messo a disposizione dell'Istituto di astrofisica e' assorbito dal personale".

Detto cosi' (e poi citando anche una cifra annua per dipendente) fa pensare a una serie di brunettiani mangiapane ad ufo che intascano nababbeschi stipendi.

Invece vuole dire una altra cosa, o due. Il fatto che il 90% o quanto per esso del budget vada in stipendi, non vuol dire che gli stipendi siano lauti (pur non essendo disprezzabili nel contesto della pubblica amministrazione per il personale scientifico DI RUOLO (ma solo loro), sono ampiamente inferiori alle medie europee) ... ma vuol dire invece che GLI ALTRI FONDI PER LA RICERCA (vuoi quelli per apparecchiature di uso quotidiano quali i computer, o per viaggi e riunioni, vuoi soprattutto quelli per la costruzione E GESTIONE di nuovi strumenti a terra e dallo spazio) sono scarsi.

In quanto alla cifra annua per dipendente, essa non e' certo ne' lo stipendio netto, ne' quello lordo del ricercatore. Potrebbe forse essere il costo del lavoro complessivo per l'ente (con oneri sociali, IRAP ecc.) che e' ricavabile dalle tabelle pubbliche sul sito dell'INAF qui

O forse, se fossero stati citati dati spesso citati dal nostro Presidente, si tratta dell'inviluppo pro-capite di TUTTO il bilancio dell'INAF (costo del lavoro E ANCHE fondi di ricerca). E qui quello che si sarebbe dovuto dire (e che certamente il nostro Presidente non si stanca di ripetere) e' che la quantita' di denaro pro-capite per l'INAF e' inferiore a quella di altri enti di ricerca italiana di pari o inferiore produttivita' scientifica.

Dove la produttivita' scientifica dell'INAF e' ben nota a livello internazionale.

*) terzo punto

Si parla di "esplosione burocratica".

Ora secondo una rapida consultazione dell'anagrafica INAF, io trovo un totale di 1146 dipendenti (di cui 110 con contratto a tempo determinato, e i rimanenti di ruolo). Di questi presso la sede centrale (dove ci sono pochissimi scienziati) sono solo 65 (di cui 7 a tempo determinato). Dei 1146, 684 (di cui il 12% a tempo determinato) sono ricercatori e tecnologi (ossia personale scientifico) e 462 (di cui il 4% a tempo determinato) sono tecnici e amministrativi.

A cio' si aggiungono 257 "precari" (assegnisti di ricerca), che sono tutti (giovani o un po' meno giovani) scienziati.

Noto anche che tra tecnici e amministrativi si include anche personale tecnico (diplomato, non laureato) di supporto alla ricerca, quali gli amministratori dei sistemi informatici, i tecnici elettronici o meccanici ecc. (alcuni "coi baffi" che dovrebbero essere considerati ricercatori ad honorem !) Correntemente si ritiene in ambito internazionale che il rapporto tra personale scientifico e di supporto dovrebbe essere tra 1:1 e 1:2.

Da una sensazione a naso (provenendo io dal CNR) la quantita' di amministrativi ("burocrati" ?) presso la sede centrale dell'INAF e' (proporzionatamente al personale) inferiore a quella del CNR.

Di certo il numero di amministrativi in molte strutture di ricerca e' limitato e fatica a stare dietro al carico di lavoro burocratico (quello si') che ci viene imposto da leggi e regolamenti. Ma lo sapete che non abbiamo piu' nemmeno una segretaria che ci prenoti i biglietti di viaggio per le missione, e che dobbiamo anticiparli di tasca nostra ?

*) quarto punto

"il personale continua a crescere. Come si deduce dalla tabella qui pubblicata, i contratti a termine sono 275 e progressivamente gli "stabilizzandi" vengono stabilizzati"

Ebbene ? Se il personale cresce e' perche' serve al lavoro che c'e' da fare, visto che continuiamo a rispondere agli "announcements of opportunity" internazionali !

Che gli stabilizzandi vengano stabilizzati e' una doverosa conseguenza di una legge approvata ai tempi del governo Prodi (e a cui sono stati messi poi bastoni fra le ruote). Gli stabilizzandi sono scienziati anche non piu' giovani (magari sulla quarantina) che hanno avuto contratti a tempo determinato per parecchi anni su progetti a cui hanno contribuito con ruoli chiave e producendo numerose pubblicazioni.

E perche' hanno avuto contratti a tempo determinato e non a tempo indeterminato ? Perche' in Italia a differenza di altri paesi europei e' mancata praticamente da sempre una politica di reclutamento con assunzioni periodiche regolari (e poi solo da noi esistono cose come la "autorizzazione a bandire" separata dalla "autorizzazione ad assumere" ed entrambe rilasciate, con rapido ritardo, dal Ministero della Funzione Pubblica, non da quello della Ricerca ne' tantomeno dall'INAF !)

In quanto agli assegnisti (che immagino siano impropriamente contati insieme ai contratti a tempo determinato tra il personale "a termine"), sono i famosi post-doc (giovani scienziati con un dottorato di ricerca, ma alcuni magari al secondo o al terzo post-doc ... sicuramente lei, dr. Zucconi, sa di cosa parlo) perche' si e' costretti ad offrire a un giovane un assegno di ricerca ? Perche', mentre lo stipendio netto e' solo di poco inferiore a quello di un ricercatore (a tempo determinato o indeterminato non cambia) di livello iniziale, il costo del lavoro per l'ente e' circa la meta' ... e quindi con gli stessi soldi si riescono a dare due assegni invece di un contratto (o piu' probabilmente NON si hanno i soldi per un contratto ma solo per un assegno).

Questa e' la realta' ! Unita alla affermazione (banale e tautologica), che una volta costruito uno strumento, occorre del personale e del denaro per gestirlo.

Riporto anche l'URL di una pagina preparata poco piu' di un anno fa in occasione di una iniziativa a Milano (alcuni numeri sono cambiati, ma la sostanza e' la stessa) che riassume e complmenta quanto detto. qui

Mi permetto di chiudere con un aneddoto a proposito di quello che "gli italiani non sanno"

Alcuni anni fa mi trovavo in Cile (per lo spettrografo VIMOS dell'ESO, una cosina in grado di fare lo spettro di ottocento galassie alla volta), e avevo preso il taxi per gli uffici dell'ESO di Santiago [l'ESO, European Southern Observatory, e' l'organizzazione europea di ricerca astronomica da terra]. Ora il tassista mi chiese "come procedono i lavori a Paranal ?"

Cerro Paranal e' la montagna dove ESO ha costruito (e con grande lavoro anche dell'industria italiana) il VLT (Very Large Telescope, 4 telescopi da 8 metri). Orbene il VLT e' per i cileni una gloria nazionale !

Quante volte crede che mi sia sentito dire da un tassista italiano (ah, se dovessi farmi rimborsare il taxi, dovrei chiedere una autorizzazione preventiva) "come procedono i lavori con BeppoSAX" (o con LBT, o con SRT) ?

Sono confidente che lei, dr. Zucconi (ho anche un ricordo da bambino di suo padre, quando si visitava "Il Giorno" con la scuola) apprezzi quanto detto sopra, e sono altrettanto confidente che lo apprezzi la Redazione de Le Scienze.

Vorrei sperare che anche altri giornalisti de La Repubblica possano documentarsi presso le sedi dell'INAF sul lavoro che viene fatto tutti i santi giorni e a tutte le ore, ed evitare di fare affermazioni incaute (spero non in malafede) e dannose per la ricerca scientifica italiana.

Nonostante l'irritazione, cordiali saluti a voi tutti

        Dr. Lucio Chiappetti
        Primo Ricercatore
        Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica cosmica (IASF)
        Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)

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Lucio Chiappetti - INAF/IASF - via Bassini 15 - I-20133 Milano (Italy)
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I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di
adempierle con disciplina ed onore
                         [Art. 54 Costituzione delle Repubblica Italiana]
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Pubblicazioni: http://sax.iasf-milano.inaf.it/~lucio/WWW/Personal/pub.html

Alcuni ulteriori commenti

Dato che noialtri astrofisici siamo abituati a lavorare coi numeri, abbiamo tentato di ricostruire da dove l'esimio Lo Papa abbia tratto i suoi numeri.

Presumiamo per esempio che abbia preso le cifre sul budget pro capite dalla audizione parlamentare del Presidente INAF. Ora quelle cifre volevano dire "l'INAF riceve tot soldi e ha tot dipendenti; altri enti di produttivita' scientifica comparabile o inferiore ricevono piu' soldi a parita' di dipendenti".
Non voleva dire che i ricercatori sono strapagati !

Lo Papa poi cita 275 contratti a termine. Ora una collega ha trovato una cifra di 275 in un documento pubblico dell'INAF (con cui tornano anche altre cifre), ma questo parla di "275 CTER" ... l'illazione della collega e' che Lo Papa abbia arbitrariamente assunto che CTER volesse dire "contratti a termine" mentre invece e' la sigla di un ruolo del personale tecnico di supporto !
Ossia cita numeri a capocchia senza sapere di cosa sta parlando !
Figuriamoci del resto !

sax.iasf-milano.inaf.it/~lucio/WWW/Opinions/repubblica-srt.html :: original creation 2010 gen 15 17:45:40 CET :: last edit 2010 Jan 15 17:45:40 CET